Cos’è la carta dei servizi


La Carta dei servizi è uno strumento di comunicazione fondamentale, con il quale si dà concreta attuazione al principio trasparenza, e si pone come contributo fortemente stimolante per la struttura che si impegna a ragionare in un’ottica di soddisfazione dell’utenza, individuando quale obiettivo primario l’attenzione al miglioramento continuo del servizio.
La Mary Poppins’ House definisce un sistema di regole e garanzie che consentono la massima equità, efficacia e trasparenza negli interventi, attraverso la definizione chiara degli obiettivi, degli standard di qualità, delle modalità di accesso ai servizi, dell’organizzazione degli stessi nonché delle modalità di verifica e valutazione della stessa.
Nel rispetto di quanto previsto dalla legge, l’ente garantisce i seguenti principi fondamentali:

UGUAGLIANZA: E’ assicurata la parità di diritti a tutti gli utenti.
Nessuna discriminazione all’interno del servizio può essere compiuta per motivi riguardanti sesso, razza, etnia, lingua, religione, ecc…
E’ tutelato e garantito il diritto all’inserimento dei bambini con disabilità.
IMPARZIALITA’ E RISPETTO: Gli operatori della Mary Poppins’ House svolgono la loro attività secondo criteri di obiettività, garantendo completa imparzialità fra gli utenti e il pieno rispetto delle diverse categorie di utenza.
CONTINUITA’: E’ garantita ai bambini e alle famiglie continuità educativa, sociale e relazionale sia rispetto alle figure professionali di riferimento che rispetto al progetto educativo
PARTECIPAZIONE: Alle famiglie è garantita la partecipazione al servizio attraverso l’accesso alle informazioni e alla predisposizione di strumenti che gli permettono di esprimere opinioni, osservazioni e suggerimenti relativi al servizio.
EFFICIENZA ED EFFICACIA: Il servizio viene erogato rispettando standard di qualità verificati e verificabili.

Chi siamo e dove siamo?
La Mary Poppins’ House sorge nel 2008 come micronido ad opera di Cristina De Stefano.
Insegnante con formazione in pratica psicomotoria educativa e rieducativa, dopo molti anni di esperienza e collaborazione con molte strutture scolastiche e sanitarie, decide di intraprendere la libera professione in ambito psicomotorio educativo e rieducativo. Da qui nasce l’idea di creare uno spazio a sostegno dei genitori ma a misura di bambino. Nel corso degli anni la richiesta si è fatta sempre più ampia sia per la frequenza al nido che per l’aiuto psicomotorio.
Il centro Mary Poppins’ House, ubicato nel Comune di Godega di S. Urbano, vuole porsi come risposta all’esigenza, delle nuove famiglie nucleari con entrambi i genitori che lavorano, di trovare un luogo sicuro, dove i propri figli possano crescere con punti di riferimento stabili per tutto l’arco della prima infanzia.

Il Micronido
Il nido Mary Poppins’ House è un servizio sociale e educativo di interesse pubblico, rivolto ai bambini e bambine dai 3 mesi ai 3 anni, nonché alle loro famiglie che possono affidare la cura dei propri figli a figure dotate di una specifica competenza professionale.
Il nido offre risposte diversificate alle pluralità dei bisogni espressi dalle famiglie, offrendo occasioni culturali e ludiche e pari opportunità nello sviluppo.
Si tratta di un luogo educativo dove fare esperienze diverse condividendo situazioni di gioco, di socializzazione, di scoperta con i pari al fine di promuovere la formazione dell’identità del bambino e la scoperta di sé.
Il nido svolge le funzioni in maniera flessibile e articolata, con orari e modalità organizzative che consentono alle famiglie diverse opzioni nella frequenza.
Il nido è un servizio educativo che ha la funzione di promuovere il benessere psicofisico del bambino, favorirne lo sviluppo delle competenze e abilità, contribuire alla formazione della loro identità personale e sociale.
Il nido “Mary Poppins’ House” ha il compito di affiancare la famiglia nel percorso di crescita del bambino, garantendo un ambiente sereno e stimolante, tale da favorire il desiderio di conoscere, esplorare, giocare e stare con gli altri bambini.
Il nido diventa un importante luogo ideato per i bambini e in grado di dare una risposta alle loro esigenze, ma rappresenta anche il luogo all’interno del quale le singole famiglie possono confrontarsi e sentirsi meno sole nell’affrontare i problemi legati agli aspetti educativi.

La Mission
Il micronido Mary Poppins’ House è un servizio educativo e sociale di interesse pubblico che favorisce l’armonico sviluppo psicofisico e l’integrazione sociale dei bambini nei primi tre anni di vita in collaborazione con le famiglie e nel rispetto della loro identità cultuali.
Consente alle famiglie l’affidamento e la cura dei figli a figure dotate di specifica competenza professionale.
Il servizio di micronido si ispira al totale rispetto dei diritti della famiglia e del bambino così come sono espressi nella Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia approvata dall’ONU il 20 dicembre 1989 di cui, in particolare, richiamiamo il preambolo:
“ Convinti che la famiglia, unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli, deve ricevere protezione e l’assistenza di cui necessita per svolgere integralmente il suo ruolo nella collettività.”
La Mary Poppins’ House si pone come mission la promozione, in una dimensione di benessere, dello sviluppo armonioso delle potenzialità affettive, motorie, cognitive e sociali del bambino, inteso come soggetto centrale di riferimento dell’attività del servizio, portatore di diritti inalienabili e considerato essere attivo e partecipe della propria crescita.
L’identità del nostro Micro Nido è sostenuta da una pedagogia della relazione e dalla pedagogia del gioco, capaci di tracciare modelli educativi per piccolissimi e creare itinerari di apprendimento sociali, psico-affettivi, cognitivi specifici dell’età.
La presenza di bambini provenienti da paesi e culture diverse comporta inoltre la necessità di percorsi di accoglienza, capaci di facilitare la comunicazione e l’integrazione sociale tra bambini e genitori portatori di culture diverse.
Il servizio di micro nido ha quindi come obiettivi:

  • Valorizzare la specificità e le potenzialità di ciascun bambino, sostenendo la formazione dell’identità e promuovendo l’espressione e lo sviluppo, in sintonia con la famiglia;

  • Riconoscere i bambini come soggetti sociali portatori di diritti, competenti e attivi, che apprendono e crescono in contesti di relazione;

  • Favorire un clima educativo- didattico sereno attraverso la dimensione ludica, tenendo conto presente che il bambino che arriva si presenta con una propria storia personale caratterizzata da vissuti e affetti con le proprie capacità e potenzialità;

  • Accogliere e prestare cura educativa a bambini con difficoltà sociali, evolutive e di apprendimento;

  • Educare al valore della diversità, all’apertura verso culture diverse, alla solidarietà, al riconoscimento e al rispetto dei bisogni

  • Educare alla cultura della legalità e al rispetto delle regole, sia in relazione alle persone che alle cose.

  • Offrire un luogo ai bambini e alle famiglie, per incontrarsi e condividere responsabilità di cura, verso un’alleanza che ha come perno condiviso la considerazione del bambino e dei suoi bisogni ma che tiene anche conto della soggettività e delle emozioni degli adulti coinvolti.

Finalità del servizio
Le finalità del nido sono definite a partire dal bambino, con l’originalità del suo percorso individuale e le sue unicità. La definizione e la realizzazione delle strategie educative e didattiche tengono conto delle singolarità e della complessità della persona, della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità, fragilità, nelle varie fasi di sviluppo e di formazione. In questa prospettiva le educatrici dovranno pensare, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali, a realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma in relazione costante con i bisogni fondamentali e i desideri dei bambini.
Per ogni bambino il nido si pone le finalità di promuovere lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, della competenza e dalla cittadinanza.
Sviluppare l’identità significa imparare a stare bene e sentirsi sicuri nell’affrontare nuove esperienze in un ambiente sociale allargato. Vuol dire imparare a conoscersi e a sentirsi riconosciuti come persona unica e irripetibile, ma vuol dire anche sperimentare diversi ruoli e diverse forme di identità: figlio, alunno, compagno, maschio o femmina, abitante in un territorio, appartenente a una comunità.
Sviluppare l’autonomia comporta l’acquisizione della capacità di interpretare e governare il proprio corpo, partecipare alle attività nei diversi contesti, avere fiducia in sé e fidarsi degli altri, realizzare attività senza scoraggiarsi, provare piacere nel fare da sé e saper chiedere aiuto, esprimere con diversi linguaggi sentimenti ed emozioni, esplorare la realtà e comprendere le regole della vita quotidiana, partecipare alle negoziazioni e alle decisioni motivando le proprie opinioni, le proprie scelte e i propri comportamenti e assumere atteggiamenti sempre più responsabili.
Sviluppare la competenza significa imparare a riflettere sull’esperienza attraverso l’esplorazione, l’osservazione e l’esercizio al confronto, descrivere la propria esperienza e tradurla in tracce personali e condivise, rievocando, narrando e rappresentando fatti significativi, sviluppare l’attitudine a fare domande, riflettere, negoziare i significati.
Sviluppare il senso di cittadinanza significa scoprire gli altri, i loro bisogni e la necessità di gestire i contrasti attraverso le regole condivise, che si definiscono attraverso le relazioni, il dialogo, l’espressione del proprio pensiero, l’attenzione al punto di vista dell’altro, il primo riconoscimento dei diritti e dei doveri, significa porre le fondamenta di un abito democratico, eticamente orientato, aperto al futuro e rispettoso del rapporto uomo-natura.

 

Organizzazione del servizio
Capacità ricettiva e sezioni

  • In relazione all’età dei bambini ed alla loro autonomia motoria, psichica e relazionali, il nido che ospita bambini dai 3 mesi ad un massimo di 36 mesi è così suddiviso:

  • LATTANTI : bambini dai 3 ai 12 mesi

  • SEMI DIVEZZI: dai 12 ai 24 mesi

  • DIVEZZI: dai 24 ai 36 mesi

  • La struttura ha la seguente capienza massima SEZIONE NIDO: 18 bambini (+ 20%)
    Calendario del servizio
    Il nido osserva il seguente calendario:

  • Aperto dal lunedì al venerdì  dal 1 settembre fino al 31 agosto di ogni anno, fatta eccezione delle chiusure per festività o ferie indicate nel calendario scolastico annuale.

Orario del servizio
L’orario di apertura è fissato dalle 7.15 alle 16.30 con possibilità di allungo sino alle 18.30 per cinque giorni alla settimana nel periodo da settembre ad agosto.

  •  Sono previste tre fasce orarie:

  • Tempo part-time con uscita dalle 12.30 alle 13.00

  • Tempo pieno con uscite dalle 15.30 alle 16.30

  • Tempo pieno prolungato con uscite dalle 16.30 alle 18.30

Sono previste fasce orarie diversificate in presenza di bambini i cui genitori lavorano a turno. 

Calendario scolastico annuale
Il calendario scolastico qui di seguito riportato, è pubblicato in bacheca e consegnato ai genitori.
Calendario scolastico da settembre 2015 ad agosto 2016:

  • Da lunedì 7 Dicembre a martedì 8 Dicembre ponte per festa dell’Immacolata Concezione

  • Da giovedì 24 Dicembre a mercoledì 6 Gennaio 2016, chiusura per le festività Natalizie

  • Lunedì 7 Marzo, chiusura per Fiera di Godega

  • Da venerdì 25 Marzo a lunedì 28 Marzo 2016, chiusura per festività Pasquali

  • Da giovedì 2 Giugno a Venerdì 3 Giugno 2016 ponte per la Festa della Repubblica Italiana

  • Venerdì 5 agosto 2016, chiusura anticipata ore 13.00

  • Da lunedì 8 agosto a venerdì 26 agosto 2016, chiusura per vacanze estive.

Criteri di determinazione delle rette
Come previsto dal regolamento interno, è stato stabilito di richiedere una quota d’iscrizione da corrispondere ogni anno.
Le rette mensili sono state definite tenendo conto dei costi di gestione e della fascia oraria di permanenza nella struttura.

Liste di attesa
Eventuali liste di attesa saranno regolamentate in base ai seguenti criteri:

  • bambini che hanno frequentato l’anno scolastico precedente presso il Centro Mary Poppins’ House e che, come da regolamento, hanno comunicato e confermato l’iscrizione attraverso il pagamento della quota annua;

  • presenza di fratello/i già iscritti;

  • orario di permanenza;

  • situazioni “speciali” (nucleo familiare monoparentale, situazione di disabilità, problematiche sociali)

Organizzazione degli spazi scolastici
Lo spazio del Centro è inteso come contenitore rassicurante dell’esperienza e nello stesso tempo provocatore di attività nuove, dove rendere possibile, al bambino, l’identificazione dei diversi ambienti come sistemi dotati di una propria struttura e funzione, ma nello stesso tempo permettergli di uscire da ciascun contesto identificato per rientrarvi magari rimodellandone alcuni aspetti, così da favorire l’iniziativa e la creatività personale. Quindi la strutturazione dello spazio al centro ha un’importanza fondamentale giacché può influenzare la qualità delle relazioni e delle esperienze che vi avvengono all’interno.
Gli spazi sono studiati per rispondere alle esigenze dei bambini che ospita. L’obiettivo perciò consiste nel proporre ai bambini spazi differenziati per età ed attività, mai casuali, lasciando sempre l’introiezione dello spazio-tempo in maniera continua e coerente.
L’ambiente di conseguenza deve essere:

  • facilitante: rispetto alla crescita e alla valorizzazione delle relazioni;

  • contenente ed integrato: per offrire al bambino sicurezza e continuità;

  • stimolante e proponente: per favorire l’emergere e l’evoluzione delle competenze e delle capacità.

  • Gli spazi del nido

Ingresso: primo ambiente visibile e che “presenta” la struttura: sono stati collocati scarpiera/armadietti, pannelli e bacheche informative, adeguatamente separate dal resto dell’ambiente, per non permettere agli adulti (se non provvisti di copriscarpe) di accedere all’interno degli spazi dedicati ai bambini.
Stanza lattanti: caratterizzata da materassini, cuscini di varie forme e misure, pupazzi in stoffa, animali in gomma, sonagli, è strutturata in maniera da creare un’atmosfera di sicurezza e di confortevolezza. Al suo interno è posizionato uno specchio, cosicchè anche i più piccoli, che abitualmente lo utilizzano, comincino a prendere coscienza di sé e a riconoscersi.
Nell’angolo motorio, volto a favorire l’esplorazione dello spazio, la differenziazione delle sensazioni tattili, cinestesiche e visive, troviamo: le palline colorate, il mobile primi passi con appigli che invoglia a sollevarsi, cassetti da aprire e chiudere al fine di favorire il progressivo perfezionamento del movimento e la scoperta autonoma di ogni bambino, secondo un proprio ritmo, movimento e postura.
Stanza semi divezzi e divezzi: è lo spazio dove i bambini i più grandi, possono scoprire, elaborare conoscenze e sviluppare competenze. In questa stanza è strutturato uno spazio creativo (pittorico manipolativo) per le attività di scoperta e manipolare che affinano le capacità di coordinamento occhio-mano e di sviluppo della fantasia. E’ presente, inoltre, un angolo per i travestimenti, il gioco d’imitazione, d’identificazione dei ruoli e simbolico. È inoltre presente uno spazio dedicato al gioco delle costruzioni o delle macchinine.
 La stanza nanna: è arredata con lettini e culle tali da creare una situazione di tranquillità e serenità che predisponga l’addormentamento del bambino.
Spazio del cambio: il momento delle cure fisiche non deve solo garantire igiene e sicurezza ma rendere possibile un rapporto che, attraverso i gesti competenti, attenti e il linguaggio dell’educatrice, trasmetta serenità, sicurezza ed affetto. E’ costituiti da quattro water di piccole dimensioni, due fasciatoi e un lavandino posto ad altezza adeguata all’utilizzo da parte del bambino. Vi sono inoltre gli appendini, uno per ogni bimbo in cui vengono riposti l’asciugamano, il sacchetto per la biancheria; in una zona cui solo l’adulto può accedere sono riposti anche gli spazzolini dei bambini e le tasche per i pannolini.
Refettorio: è lo spazio dedicato al momento del pranzo dei bambini: i più piccoli utilizzano i seggioloni mentre i semi-divezzi e i divezzi possono mangiare al tavolo seduti.
Cucina: un ambiente nel quale vengono preparati quotidianamente i vari pasti della giornata. Il servizio è curato dalla nutrizionista dell’Ulss7, che ha redatto le tabelle dietetiche e i Menù stagionali bilanciati sotto il profilo nutrizionale la quale può verificare periodicamente la qualità del cibo erogato e il rispetto del Menù stesso. La struttura utilizza un sistema di autocontrollo con metodica HACCP.

  • Spazio esterno

Lo spazio esterno è il luogo dell’occasionalità, della differenza, della liberazione dagli schemi operativi. La presenza di forme di vita naturale si prestano ad assecondare i ritmi e gli stili operativi di ciascun bambino e a sviluppare armonie motorie. L’esterno è anche il luogo che accoglie e permette giochi che implicano lo “sporcare e sporcarsi” con acqua, terra, erba, colori, sabbia,…. Sono collocati sabbionaia con palette, formine e secchielli, casetta, altalena e scivolo, tunnel e dondolo ed ancora piccoli mezzi di locomozione come tricili e bici.

Gli spazi del personale
Al piano seminterrato si trova lo spogliatoio, il bagno del personale, la lavanderia e il magazzino.

Arredamento, strumentazione e spazi
Nel progetto di arredamento dello spazio abbiamo tenuto in considerazione alcune indicazioni pedagogiche, che partono da linee teoriche, ma al tempo stesso il desiderio di far vivere ai bambini il tempo che trascorrono qui come se fosse la loro “casa”.
Sono stati scelti arredamenti adeguati, in legno e tinteggiature in colori pastello che si integrino nell’ambiente in modo armonioso rispondendo ai precisi criteri di:

  • Funzionalità: tutto il materiale è della misura adatta a chi prevalentemente la utilizza;

  • Praticità: l’arredo può essere utilizzato, aperto, chiuso, spostato con facilità;

  • Igiene: materiali lavabili, facili da pulire e da tenere puliti;

  • Sicurezza: come previsto dalla normativa vigente, presenti arredi con angoli arrotondati, fissati a muro o a pavimento;

  • Estetica: i bambini, anche molto piccoli, vanno educati al buon gusto, alla conoscenza corretta dei materiali abituandoli ad avere attorno cose belle e in armonia tra loro.

I tempi
Il tempo per il bambino è il tempo del suo vissuto, del suo apprendimento e perciò, come tale, va rispettato, ascoltato, valorizzato. Il tempo deve essere regolare, preciso, rilassante. Il tempo della cura del prendersi a cuore il bambino, il rispondere ai suoi bisogni, crea relazione di fiducia e benessere.
Lavorare sul tempo, per l’educazione, è importante sia nelle attività di routine (cambio, pasto, sonno, accoglienza, commiato), che in quelle didattiche. Il ripetersi delle azioni e delle attività, con la loro scansione regolare, permettono al bambino la costruzione del concetto tempo. Di seguito verranno riportati, attraverso due tabelle, le giornate tipo del Nido e del Centro Infanzia:
Giornata tipo del Nido:

 

TEMPI

 

SITUAZIONI

 

SPAZI

07.15 – 09.00

Entrata accoglienza e gioco libero

Angolo accoglienza salone

09.00 – 09.30

Merenda, cambio e gioco libero

Zona pasto, bagno e salone

09.30 – 11.00

Attività in piccolo e/o grande gruppo
Nanna per i più piccini

Salone e laboratori

11.00

Pranzo

Zona pasto

12.00

Cambio, preparazione alla nanna o all’uscita

Bagno e salone

13.00 – 15.00

Nanna

Zona nanna

15.00 – 15.30

Risveglio, cambio e merenda

Bagno e zona pranzo

15.30 – 16.25

Uscita e gioco libero

Salone e spazio accoglienza

Dalle 16.30 alle 18.30 i bambini che permangono in struttura vengono raggruppati in un’unica sezione.
Le attività proposte sono dettate dalle richieste dei bambini. (Gioco libero, canti, letture animate…)

Analisi dei bisogni educativi del bambino reale
Un bambino che trova le proposte giuste con i materiali giusti per lui, è un bambino che non solo costruisce le sue conoscenze, ma anche le sue sicurezze emotive, che si fondano su una buona percezione di sé e delle proprie capacità. Un intervento educativo si basa sulla definizione dei bisogni prevalenti del bambino e vede la capacità, da parte dell’educatore, di mettersi nei panni del bambino: di osservare e imparare da loro cosa amano fare e procurare loro le occasioni per farlo. Dall’osservazione dei bambini emergono dei bisogni strettamente correlati al loro contesto socio-ambientale di provenienza. I nostri bambini ci fanno richieste educative legate all’aspetto motorio, sensoriale ma anche relazionale ed affettivo.
In generale nella società italiana, ma ben visibilmente anche nei nostri ambienti di vita, possiamo assistere al diffondersi di una pluralità di modelli culturali, di comportamento, di orientamento di valore, di nuove forme di informazione. Le nostre famiglie, pur nella varietà delle loro attuali configurazioni, tendono alla nuclearizzazione ed all’affermazione del nuovo ruolo sociale della donna. Da un lato ciò garantisce una maggiore realizzazione personale, aumenta il grado di responsabilizzazione di entrambi i genitori, in quanto incoraggia una più condivisa accettazione dei compiti educativi per la comprensione e soddisfazione dei bisogni e delle esigenze affettive dei figli. Dall’altro, però, tutto ciò può comportare vissuti di incertezza, di ansia, di chiusura, di riduzione nella gamma dei rapporti e delle relazioni e soprattutto tempi più prolungati di assenza degli adulti significativi.
Date tali premesse, riteniamo utile dedicare molta attenzione al tempo per la relazione, richiesto sia dal bambino (osservando in particolar modo il suo modello di attaccamento) che dalle famiglie. E’ necessario dare particolare rilevanza alla fase d’ascolto, come consapevolezza del proprio corpo e di segnali/messaggi che questo trasmette, per rendere il bambino protagonista nella scelta degli stimoli/risposte adeguati agli stessi, nel rispetto dei propri tempi, e con lo sforzo di “sintonizzarli” con quelli del gruppo. Sia nelle attività quotidiane che nella realizzazione del progetto didattico, il nostro atteggiamento educativo, nei confronti del bambino, sarà sempre rivolto all’ascolto dei suoi bisogni, rispettando il suo modo di esprimerli, e allo stesso tempo all’introduzione graduale di alcune “regole sociali”, che aiuteranno il bambino a costruire delle relazioni positive e a formare la sua identità personale.
L’adulto, all’interno della relazione che ha con il bambino, è importante che dia dei limiti per aiutarlo a sviluppare le proprie risorse: imparare a gestire piccole frustrazioni dà l’opportunità di sviluppare degli strumenti per far fronte alle difficoltà della vita. Dai due ai tre anni, in particolar modo, il bambino cercherà sempre di più di essere indipendente dall’adulto per ricercare la cooperazione con i suoi compagni nei giochi e nelle situazioni di vita quotidiana. Il bambino ha fatto sue delle regole, alle quali, per l’autonomia acquisita, si permetterà di “opporsi” e “contestare” con proposte atteggiamenti e comportamenti. E’ certo che dal punto di vista del bambino i limiti possano rappresentare delle restrizioni, ma sono anche dei “paletti” che proteggono e lo fanno sentire sicuro.
Sono emerse situazioni in cui i bambini vivono la necessità di imparare ad “organizzarsi” secondo i propri ritmi, poiché in tal modo scoprono il piacere di “fare da soli”. Tale panorama rende necessario elaborare delle strategie didattiche che conducano i bambini verso una competenza di “ascolto plurisensoriale”, quale sostegno al percorso che conduce dalla dipendenza all’autonomia.

Area della progettazione didattica
La progettazione è l’insieme dei momenti, degli strumenti e delle attività utilizzate dalle educatrici per definire i percorsi formativi proposti ai bambini del Centro.
Progettare risulta essenziale per individuare e controllare i contenuti educativi all’interno del servizio stesso. Il progetto didattico è quindi lo strumento che ha il compito di far vivere al bambino esperienze significative che lo conducano a “imparare ad imparare”, cioè ad apprendere attraverso la costruzione e la scoperta della realtà, senza, però, trascurare l’acquisizione delle competenze previste per ogni età. Perché ciò accada è necessario che ogni progetto didattico presenti delle caratteristiche fondamentali:

  • l’osservazione dei bambini e dei loro interessi, delle loro “tracce” come indicatori di capacità, conoscenze e competenze;

  • definire gli obiettivi a breve e lungo termine tenendo presente;

  • progettazione della storia con un personaggio – guida del contesto, dello sfondo e delle proposte didattiche attraverso nuclei progettuali aperti che evolvono in modo reticolare, ricorsivo e flessibile;

  • la verifica, che riguarda più il percorso che la quantità dei risultati materiali conseguiti;

  • documentazione del lavoro svolto e degli interventi più significativi.

Per rendere operativo il progetto didattico abbiamo scelto di progettare per sfondo narrativo, in quanto si ritiene che esso possa essere uno strumento educativo che faciliti una modalità di intervento flessibile, articolata e rispondente alla complessità dell’esperienza educativa. Lo sfondo narrativo può avere una trama fantastica o realistica attraverso la quale, da un lato, i bambini danno significato alle loro esperienze e conoscenze e, dall’altro, permette alla progettazione didattica di acquisire significato. La progettazione per sfondo narrativo è quindi una progettazione evolutiva, nella quale assume un particolare rilievo la figura dell’educatrice, soprattutto durante la fase di realizzazione delle attività: infatti svolge una funzione di regia educativa, collegando i percorsi e le diverse fasi del lavoro partendo dalle competenze, bisogni, vissuti ed esperienze dei bambini. Tale modalità di progettazione consente alle educatrici di organizzare un ambiente di apprendimento strettamente connesso al vissuto emotivo ed affettivo dei bambini, di poter cogliere elementi occasionali considerati importanti ed inserirli in uno scenario estremamente flessibile e soggetto a modifiche.
Nello specifico, in ogni sezione, ciascun gruppo di educatrici ha elaborato in collaborazione con la pedagogista di riferimento, la modalità operativa più consona al gruppo di bambini usando progettazioni miste.

Obiettivi formativi
Il bambino, durante il suo percorso al Centro Infanzia, imparerà a mettere in atto strategie di ricerca e scoperta flessibili ed organizzate, ad interagire tra pari e con gli adulti, ad avere conoscenza di sé e del mondo e, attraverso il gioco, comprendere e trasformare la realtà che lo circonda. Il bimbo costruisce così le proprie strutture mentali, agendo con intenzionalità per apprendere la realtà che lo circonda.
Al fine di permettere uno sviluppo armonico di tutte le potenzialità del bambino, siano esse fisiche, affettive, cognitive e relazionali, il Micronido si pone come obiettivi formativi:

  • AUTONOMIA E FIDUCIA: un senso di controllo e padronanza sul proprio corpo, sul proprio comportamento (aiuto allo sviluppo psicomotorio, percezione positiva del proprio corpo, coordinamento, lateralità) e sul proprio mondo (attivare e sviluppare capacità di base: attenzione, percezione, osservazione); la sensazione, da parte del bambino, di avere maggiore probabilità di riuscire in ciò che intraprende e di poter comunque contare sull’aiuto dell’adulto.

  • SOCIALIZZAZIONE: alimentare il piacere di vivere in gruppo, educando i bambini ad accettare e a creare regole. La capacità di impegnarsi con gli altri, basata sulla sensazione di essere compresi e di comprendere.

  • CAPACITA’ DI COMUNICARE: il desiderio e la capacità di scambiare verbalmente e non, idee, sentimenti e concetti con gli altri. Questa abilità è legata ad una sensazione di fiducia negli altri e di piacere nell’impegnarsi con loro, adulti compresi.

  • CURIOSITA’: quale sensazione che la scoperta sia un’attività positiva e fonte di piacere. Favorire la creatività attraverso l’offerta di nuovi e molteplici stimoli, abituando alla combinazione degli elementi semplici.

  • Incremento delle seguenti ABILITA’ COGNITIVE: capacità di osservazione, allungamento dei tempi di attenzione, stimolazione allo sviluppo del pensiero simbolico, affinamento delle capacità percettive attraverso la conoscenza di oggetti, azioni ed esperienze che arricchiscono il patrimonio linguistico del bambino

Scelte curricolari
Le scelte curricolari rappresentano l’insieme dei percorsi e dei contenuti delle attività e delle esperienze proposte al bambino.
Per aderire alle caratteristiche evolutive del bambino da 0 a 3 anni, nel rispetto dei diversi ritmi di sviluppo e degli stili di apprendimento individuali, la progettazione del Nido segue il criteri della complessità e della flessibilità.
Le proposte e i percorsi formativi si articolano attorno ad alcune aree che rappresentano linee di sviluppo e ambiti di esperienza, per ognuna delle quali si definiscono precisi obiettivi. Per ogni area i traguardi e le proposte seguono la progressione evolutiva legata alla maturazione di ogni bambino.
Le aree di esperienza sono:

  • LA PERCEZIONE E IL MOVIMENTO: è l’ambito della corporeità che valorizza sia la dimensione percettiva che quella del movimento. Con il corpo infatti il bambino esplora la realtà che lo circonda e, attraverso il movimento, sperimenta la capacità di rapportarsi nello spazio prendendo coscienza del proprio corpo.

  • IL GESTO, L’IMMAGINE E LA PAROLA: è l’ambito dello sviluppo delle capacità comunicative che permettono di entrare in relazione con gli altri, migliorando la capacità della propria esperienza dal punto di vista cognitivo e sociale. Lo sviluppo della comunicazione permette al bambino di riconoscersi come vero protagonista della relazione.

  • LA SOCIETÀ E LA NATURA: è l’area che vede il bambino in relazione con l’ambiente fisico e naturale nel quale vive. Con la mediazione dell’adulto inizia ad instaurare un rapporto significativo con l’ambiente che lo circonda, impara a condividerne le regole, le tradizioni e i comportamenti rituali.

  • I PROBLEMI, LE PROVE, LE SOLUZIONI: questa area si rivolge alle abilità logiche del bambino sia dal punto di vista pratico, come usare in modo adeguato un oggetto, rispettare una sequenza di azioni o determinate procedure, sia dal punto di vista delle capacità di compiere azioni mentali come raggruppare, ordinare e discriminare.

  • IL SÉ E L’ALTRO: è il campo di esperienza che si occupa della costruzione dell’identità, intesa come capacità di conoscersi e riconoscersi all’interno della società. Le finalità di quest’area mirano a far confluire tutte le esperienze e attività verso il riconoscimento dei valori della propria cultura e altrui, rafforzando la capacità di stare con gli altri. Il Centro Infanzia offre un contesto che restituisce dignità ed importanza alle azioni che il bambino compie, alle condizioni di vita che sperimenta, a ciò che ogni giorno entra a far parte del proprio raggio di comprensione e conoscenza.

La continuità educativa
La continuità educativa ha la finalità di assicurare il diritto del bambino ad un percorso cognitivo organico e completo. In qualsiasi ipotesi di continuità tra due elementi di tipo educativo, l’elemento pregnante è la relazione, in quanto attraverso l’ascolto e lo scambio di esperienza si ottiene un reciproco arricchimento. La continuità si può esprimere in maniera orizzontale, verticale e trasversale.
Per continuità orizzontale si intendono tutti i rapporti tra il Nido e la famiglia del bambino. La famiglia è una risorsa educativa che va valorizzata e potenziata quale luogo privilegiato di esperienza e canale di informazione per le educatrici. Di qui la necessità di riconoscere alla famiglia il diritto ad esercitare un ruolo attivo nella vita del Nido.
La continuità verticale esprime la necessità di identificare forme di raccordo fra i diversi gradi scolastici. La finalità prevalente è quella di promuovere una comune cultura dell’infanzia, espressione di ogni singola istituzione educativa in grado di muoversi in una prospettiva condivisa, in grado comunque di salvaguardare la specificità e l’identità pedagogica di ciascuna istituzione.
Ciò che deve risultare evidente è che il bambino non esaurisce il proprio percorso formativo nel singolo servizio. A questo proposito saranno organizzate visite alle scuole limitrofe e momenti di incontro con le insegnanti per predisporre le migliori condizioni per l’accoglienza di ogni singolo bambino.
La continuità trasversale tra le diverse sezioni viene garantita attraverso periodici e sistematici incontri di equipe tra le educatrici coordinate dalla pedagogista.
Essa si esprime:

  • nella costruzione e organizzazione degli spazi;

  • nella gestione organizzata dei tempi;

  • nella condivisione del progetto didattico;

  • nella condivisione degli stili educativi;

  • nella condivisione delle modalità di confronto con le famiglie;

  • nella raccolta della documentazione;

  • nella verifica del lavoro.

Coinvolgimento delle famiglie
Un ambiente educativo qualificato ed attento allo sviluppo del bambino presuppone, da parte degli educatori, la consapevolezza che la famiglia costituisce il cotesto di sviluppo primario e perciò è necessario conoscere la storia relazione dei bambini, ascoltare le comunicazioni, le preoccupazioni, le aspettative dei genitori e accogliere, creando uno spazio opportuno, i genitori assieme ai loro bambini affinché l’ambientamento sia sereno e la frequenza crei una solida alleanza tra Centro e famiglia. Il Centro ha, quindi, la funzione di condividere le responsabilità educative e favorire la partecipazione diventando supporto formativo per le famiglie.
Le forme d’incontro all’interno del centro possono essere varie e di diverso tipo, da quello più informale a quello più formale ed ufficiale. Ne facciamo un breve elenco:

  • un’assemblea generale a inizio anno (fine settembre) per l’elezione dei rappresentanti dei genitori (due per ogni gruppo), la presentazione del Progetto Didattico dell’anno nuovo e il calendario scolastico (che viene consegnato a tutti i genitori);

  • le assemblee generali, da prevedere due o tre volte l’anno per discutere gli aspetti generali dell’organizzazione del servizio;

  • gli incontri di sezione, con cadenza molto ravvicinata, per confrontare, discutere, parlare con i genitori della vita dei bambini al Centro e l’andamento della programmazione dell’attività;

  • i colloqui individuali con ogni famiglia (tre durante il corso dell’anno scolastico);

  • le feste e le uscite come momenti conviviali;

  • incontri su temi dell’infanzia con la supervisione di esperti,

  • laboratori per i genitori che permettano agli adulti di sperimentare alcune esperienze che vivono i bambini.

Saranno utilizzati inoltre altri mezzi di comunicazione che trasferiscono i contenuti e i significati delle esperienze didattiche alla valutazione della famiglia:

  • bacheche (avvisi e inviti);

  • cartelle (documentazione, annotazioni…);

  • lavagne (menù del giorno e/o settimana, orari, turni…);

  • espositori (prodotti dei bambini, foto…).

Rapporto con il territorio
Sarà cura della coordinatrice attivare e mantenere relazioni con le amministrazioni locali (comuni) e con le aziende (ULSS e scuole) al fine di modulare l’offerta del servizio anche in relazione ai bisogni delle famiglie del territori. Ulteriori rapporti saranno attivati con i servizi sociali qualora si verificassero situazioni inerenti famiglie in difficoltà.
La struttura partecipa attivamente alle giornate e manifestazioni attuate dal comune.

Integrazione dei bambini disabili
Integrazione non significa solo socializzazione, ma implica la costruzione di piani educativi e didattici individualizzati che saranno comunque contestualizzati all’interno della progettazione di sezione.
Integrazione, invece, significa scegliere di lavorare sulle abilità e sulle risorse, anche residue, del bambino in situazione di handicap, piuttosto che sulle disabilità e difficoltà; significa, inoltre, favorire l’autonomia del bambino attraverso la valorizzazione delle sue risorse, nella consapevolezza che il bambino in situazione di handicap ha bisogno di un aiuto diverso e non di più aiuto.
Dal punto di vista operativo, l’integrazione si esprime attraverso:

  • il creare momenti di scambio con i servizi specialistici che hanno in carico il bambino;

  • nel coinvolgere la famiglia nel processo educativo;

  • nell’ utilizzare gli strumenti e le metodologie idonee alla produzione di un piano educativo individualizzato.

 

Integrazione dei bambini svantaggiati
Il Nido è un luogo dove le famiglie entrano in contatto con potenzialità culturali ed economiche diversificate e con stili relazionali differenziati.
Le finalità dei nostri interventi possono essere così sintetizzate:

  • creare un clima di disponibilità affettiva da parte dell’adulto per poter accogliere il bambino e la sua famiglia;

  • fornire aiuto sul piano dell’informazione;

  • garantire momenti di confronto con gli altri servizi che operano con le famiglie.

Educazione alla interculturalità
La società in cui vivono i nostri bambini è sempre più caratterizzata dalla presenza di culture diverse e dallo scambio relazionale con esse. Anche all’interno della nostra scuola sono presenti bimbi la cui famiglia, o uno dei due genitori, proviene da altri stati. Ambito educativo cruciale, quindi, diventa quello dell’interculturalità.
L’idea educativa di fondo è che l’integrazione passa attraverso un’opportunità di scambio dove sia la cultura ospitante che quella ospitata hanno l’opportunità di dare e ricevere all’interno della relazione. Pertanto, al fine di un positivo inserimento del bambino straniero, è necessario tener conto e investire sui vissuti relazionali legati a:

  • bambino - figure di riferimento

  • educatrici – famiglia

  • educatrici – bambino

Le finalità generali sono:

  • favorire la relazione tra bambini di culture diverse promovendo la conoscenza di modi differenti di approccio alla relazione;

  • favorire il ridimensionamento di stereotipi e pregiudizi tra culture diverse;

  • favorire lo scambio nella relazione tra famiglie di culture diverse;

  • favorire il passaggio da esperienze multiculturali ad esperienze interculturali;

  • aumentare il dialogo con i genitori, raccogliendo informazioni sul vissuto e sulle abitudini del bambino e fornendo chiare informazioni sul funzionamento del Centro.

Area della ricerca, sviluppo e sperimentazione
Il personale educativo intende consolidare la sperimentazione di alcune modalità didattiche relative all’inserimento e ai laboratori di sezione ed intersezione quali:

  • progetto inserimento;

  • progetto alimentazione;

  • progetto psicomotricita’;

  • progetto continuita’;

All’interno della programmazione annuale vengono inseriti i progetti specifici e i laboratori attivati per l’anno scolastico.

  • Progetto inserimento

L’inserimento al Micronido rappresenta un momento estremamente delicato per tutti i suoi protagonisti, perciò ci sembra importante dedicare a questo periodo un’attenzione particolare.
Esso è l’inizio di un nuovo percorso sia per il bimbo o la bimba che devono affrontare il primo vero distacco dal loro ambiente familiare, sia per la mamma ed il papà che si trovano a vivere un’esperienza unica, a volte non esente dall’ansia o dal senso di colpa nel dover lasciare il proprio bimbo nelle mani di persone “estranee”. Per questo motivo, riteniamo importantissimo che si instauri, fin dall’inizio di questa nuova avventura, un rapporto di conoscenza e di fiducia reciproca tra le famiglie che hanno deciso di affidarsi al servizio e le educatrici che, dal canto loro, cercheranno di fare tutto ciò che è nelle loro possibilità per far sì che questo delicato passaggio venga affrontato con serenità.
Il compito di educatrici e genitori è quello di creare una continuità emotiva e relazionale tra la famiglia e il Nido, tra l’ambiente familiare conosciuto e quello sociale ancora estraneo: proprio per questo è fondamentale una separazione graduale tra genitori e figli. La presenza di una figura familiare che accompagni il bambino nei suoi primi giorni in questo mondo tutto nuovo diventa quindi indispensabile; essa inizialmente è la “base sicura” da cui il bimbo inizia gradualmente a distanziarsi quando le sue esplorazioni rendono il nuovo ambiente più accogliente e sicuro. Il bambino sa che la mamma e il papà sono lì accanto a lui e si sente così, in una condizione emotiva favorevole per esplorare, conoscere, accettare e consolidare nuovi rapporti. Ogni bambino e ogni genitore hanno i propri tempi per riuscire a distaccarsi in maniera serena, perciò non c’è un rigido schema di inserimento, riteniamo però opportuno che questo si prolunghi per almeno due settimane.
I primi giorni al Centro avverranno con la presenza di un genitore, che accompagna il piccolo e vive con lui momenti nuovi, in modo da infondergli fiducia e sicurezza; poi, dopo qualche giorno, si allontanerà per brevi periodi spiegando al bimbo cosa sta succedendo in modo da non spaventarlo. L’ultimo passo è determinato dalle educatrici che, in base al comportamento del bambino, sapranno individuare qual è il momento più opportuno per proporre al piccolo e alla famiglia la frequenza stabilita. E’ molto importante spiegare al bambino e all’adulto quello che sta succedendo e il momento del saluto alla mamma o al papà è fondamentale: il commiato non deve mai assomigliare a una fuga.
Nello spazio in cui i bambini vengono accolti saranno presenti una serie di materiali (giochi o altri oggetti) che consentiranno l’elaborazione, da parte del piccolo, di questo importante distacco. Ci teniamo a ricordare che segnali di disagio del bambino: pianto forte, il non volersi staccare fisicamente dalla mamma, sono le modalità di comunicazione più efficaci di cui dispone per segnalare i suoi bisogni e difficoltà e non devono pertanto far pensare ad un fallimento della nuova esperienza, ma costituiscono un fatto passeggero, destinato ad attenuarsi e a scomparire.

Riassumendo, riteniamo importati nella fase di inserimento :

  • conoscere il bambino: storia, abitudini, stili operativi, preferenze (colloquio e compilazione delle schede…;

  • fare un’accoglienza motivante al distacco (serena, calma, rassicurante, positiva…);

  • instaurare un buon rapporto di fiducia con i genitori;

  • rassicurare i bambini mediante la conoscenza dell’ambiente e la partecipazione alle routine e attività;

  • favorire il superamento del distacco dalla famiglia;

  • promuovere l’acquisizione dell’autonomia.

  • Progetto alimentazione

Per il bambino il pasto è fin dai primi momenti di vita collegato a una dinamica relazionale, l’adulto risponde alla sua fondamentale esigenza di nutrimento e nel contempo partecipa a una comunicazione intensa, reciproca, fatta di contatti, di sguardi, di sorrisi, di parole.
Il desiderio di alimentarsi assume allora un significato complesso: è fame oltre che di cibo, di sguardi, attenzioni, riconoscimenti, affetti ed è anche fame di conoscenza, di esperienze e padronanza della realtà.
La mamma, il papà e l’educatrice del nido entrano in una relazione forte e personale con il bambino o, rispondendo al suo bisogno di nutrirsi, permettendogli di sentirsi appagato, soddisfatto e nello stesso tempo attivo, partecipe nel succhiare, toccare, prendere avvicinare e respingere.
Quando il bambino, con lo svezzamento, assume il cibo in modo più autonomo la relazione con l’adulto resta molto importante e segna in qualche modo il rapporto che egli instaura con gli alimenti.
L’educatrice del nido durante il pranzo e le merende cerca di promuovere un clima di piacere, distensione, libertà di esplorazione sensoriale e di scelta, è consapevole che tra i due e tre anni il bambino percorre una fase di opposizione, di affermazione del sé, che lo porta a rifiutare anche alcune novità alimentari; accoglie i gusti espressi dai bambini, anche i loro rifiuti ostinati, come dichiarazioni d’identità, come necessità di rassicurarsi rincorrendo ad alimenti familiari già sperimentati.
Al nido grazie anche alla presenza di altri coetanei, si facilita l’incontro graduale con i nuovi cibi, osservare il piacere di cibarsi espresso dagli altri aiuta a superare alcune diffidenze, guardarli mangiare apre alla possibilità di provare a propria volta, di affrontare la novità.
Il momento del pasto è un tempo particolare, dedicato al piacere di stare insieme, un tempo di agio, di attesa, di condivisione di azioni e sensazioni, dove la fretta non trova posto.
Durante il pasto e in molte occasioni di gioco bambine e bambini familiarizzano con gli alimenti a loro modo, con tutti i sensi, sperimentano l’incontro e l’esplorazione di diverse pietanze godendo a pieno di colori, dei sapori, delle forme, della consistenza, degli odori e dei profumi assaggiando e assaporando, toccando e pasticciando.
Gradualmente poi mangiare al nido diventa un’abilità da grandi, la capacità di fare da soli si affina e i bambini partecipano più attivamente alla predisposizione dello spazio e alla cura del momento del pranzo: apparecchiano e servono i compagni, talvolta sperimentano il self service o in occasioni speciali collaborano alla preparazione dei cibi.

Il progetto sarà così strutturato:

  • condivisione con la famiglia delle abitudini alimentari di ogni singolo bambino

  • strutturazione di attività didattiche - manipolative con l’utilizzo di alcuni alimenti.

  • Organizzazione del “laboratorio di cucina” del “gusto”…

  • Momenti di gioco libero con pentoline.

  • Progetto psicomotricità

Il termine “psicomotricità” fa riferimento ad un periodo della vita dell’essere umano che va da zero a sette anni circa, in cui il bambino parla di sé, del proprio benessere o malessere, attraverso il corpo e il movimento.
La pratica psicomotoria di Aucouturier risponde alla necessità del bambino di conoscere nuove dimensioni della realtà e di agire sul mondo esterno proprio utilizzando queste due vie privilegiate di espressione, con l’obiettivo di permettergli di vivere, strutturare ed organizzare le proprie emozioni e di percorrere le tappe che lo conducono all’autonomia, alla maturazione dell’identità, allo sviluppo delle proprie potenzialità e competenze, per passare dal piacere di agire al piacere di pensare.
Il bambino viene considerato come un essere globale, in cui struttura somatica, affettiva e cognitiva camminano insieme. Tale globalità si manifesta nell'azione e proprio per questo il corpo assume fondamentale importanza per “far uscire” ciò che c'è dentro anziché limitarsi a ricevere dall’esterno e fare proprio.

Gli obiettivi della pratica psicomotoria sono:

  • favorire lo sviluppo della funzione simbolica, attraverso piacere del fare, dell’agire del giocare, del creare, sapendo bene che le prime simbolizzazioni sono nell’ordine del corpo e del movimento;

  • favorire lo sviluppo dei processi di rassicurazione profonda dove il bambino deve rassicurarsi in ordine alle angosce arcaiche. Grazie alla pratica psicomotoria, il bambino impara a rassicurarsi tramite la mediazione del piacere a simbolizzare.

  • favorire lo sviluppo dei processi di decentrazione  (piacere di pensare e pensiero operatorio) il bambino si decentra quando diviene capace di legare le emozioni a delle rappresentazioni mentali: quando diventa capace di simbolizzare, di legare emozioni con tutto ciò che è nell’ordine del simbolico.

Spazio e materiale

La seduta si svolge in un ambiente che deve risultare per il bambino piacevole e sicuro. È un luogo in cui è possibile liberare le tensioni tramite il movimento e il gioco che investe lo spazio, il materiale, gli altri; è un luogo di espressività, in cui il bambino “si dice”; è un luogo di comunicazione, verbale e non-verbale; è un luogo di desiderio, in cui il bambino viene con gioia e sviluppa aspettative che gli consentono di immaginare il proprio piacere prima di viverlo. Lo spazio e il tempo della seduta sono specifici e costanti, scanditi da un rituale di inizio e di fine e dalla presenza costante sia dei materiali che della persona che propone le attività.
Nella stanza di psicomotricità è previsto uno spazio destinato al gioco di movimento (salti, rotolamenti, scivolamenti ecc.) ed uno spazio in cui è possibile il gioco simbolico. Il materiale utilizzato è specifico e risponde all’esigenza di ogni bambino di esprimersi e di vivere il proprio personale momento evolutivo. In particolare si tratta di materiale poco strutturato, come cuscini, materassi, cubi di gommapiuma colorati, corde, palline di varie dimensioni, bacinelle e stoffe.
Azione e trasformazione, ordine e disordine, costruzione e distruzione hanno un preciso significato nel processo di sviluppo del pensiero. La seduta diventa così lo spazio-tempo in cui tutti i diversi canali della comunicazione sono ugualmente accolti, compresi e valorizzati, in un ambiente che non giudica e in condizioni di sicurezza fisica ed affettiva. Il bambino vive pertanto una profonda esperienza di maturazione psicologica attraverso la sua creazione motoria, simbolica e rappresentativa, che si rinnova di volta in volta, nelle sedute successive.
Per la realizzazione di questo progetto, è stata scelta la stanza dei Lattanti che viene allestita per l’occasione, perché ritenuta la più adatta a soddisfare tutte le caratteristiche necessarie illustrate sopra.

Tempi:
Il progetto sarà effettuato durante tutto l’anno scolastico, una volta alla settimana per la durata di un’ora e coinvolgerà tuti i bambini del nido.
Documentazione:
Oltre ai disegni fatti dai bambini in alcuni momenti della seduta, verranno fatte foto durante le attività per documentare lo svolgersi del progetto.

  • Progetto continuità

Nella scienza educativa il concetto di continuità educativa/ didattica fa riferimento ad uno sviluppo e ad una crescita dell’individuo da realizzarsi gradualmente: ogni momento formativo deve essere legittimato dal precedente per ricercare successive ipotesi educative ricche di senso e di significato per l’autentica ed armonica integrazione funzionale delle esperienze e degli apprendimenti compiuti dai bambini. La continuità nasce dall’esigenza primaria di garantire al bambino un percorso formativo organico e completo, che mira a promuovere uno sviluppo articolato e multidimensionale del soggetto il quale, pur nei cambiamenti dell’età evolutiva e nelle diverse istituzioni scolastiche, costruisce così la loro particolare identità. Continuità ed orientamento, infatti, favoriscono lo sviluppo organico ed integrale di ogni bambino e concorrono alla costituzione dell’identità di ciascuno di essi. I passaggi da un ordine di scuola ad un altro, rappresenta per il bambino un momento estremamente delicato attorno al quale si concentrano fantasie, interrogativi e timori. Entrare in un nuovo spazio può significare per il bambino cambiare amici, uscire dalle sicurezze affettive costruite nel vecchio contesto, affrontare nuovi sistemi relazionali, incontrare nuove regole e nuove responsabilità, ma è anche accompagnato da entusiasmo per il nuovo, trepidazione e desiderio di scoperta.
Attraverso questo progetto ci si prefigge di aiutare i bambini ad affrontare con serenità circa i cambiamenti che li aspettano. La proposta di un progetto di continuità verticale parte dal presupposto che il bambino potrà ampliare le sue esperienze, competenze, abilità e conoscenze che ha iniziato ad acquisire precedentemente. Si intende quindi promuovere in modo positivo il passaggio da un ordine di scuola ad un altro, consapevoli che la continuità è un modo di intendere la scuola come servizio appunto “continuo” in cui ogni bambino possa trovare l’ambiente e le condizioni più favorevoli per realizzare un percorso formativo completo.
In questa prospettiva è fondamentale che in questo passaggio si abbia “cura” del bambino, lo si accompagni con momenti di passaggio ben definiti e riconoscibili, che segnano e mediano il cambiamento e lo aiutano a leggere la nuova situazione senza subirla completamente.
Gli stessi genitori giocano un ruolo determinante nel tipo di approccio che il bambino avrà nei confronti del nuovo ambiente, occorre perciò co-costruire una progettazione che sia un punto di riferimento per garantire opportunità educative adeguate per tutti, attraverso:

  • momenti di collaborazione e di confronto tra i due ordini di scuola;

  • momenti di incontro con i genitori, sia assembleari che individuali;

  • iniziative comuni tra i due ordini di scuola per realizzare la continuità;

  • momenti per l’informazione reciproca sui bambini in ingresso e di verifica sui bambini già inseriti.

Visita alla nuova scuola per:

  • accompagnare i bambini a esplorare, conoscere e frequentare il nuovo ambiente;

  • confrontarsi con altri bambini “ più grandi”;

  • venire rassicurati dai bambini più grandi;

  • conoscere e farsi conoscere dalle nuove insegnanti.

Area della valutazione
I vari percorsi didattici sono sempre centrati sull’osservazione dei bambini nelle varie situazioni di gioco e di attività guidata e rivolti alla conoscenza dei bambini stessi e all’orientamento delle azioni educative.
Le educatrici del Centro individuano tre momenti di valutazione e verifica:

  • Una valutazione iniziale si attua ad inizio anno. Dopo un periodo di osservazione del gruppo sezione, viene elaborata dalle educatrici la progettazione didattica in base ai bisogni, abilità e competenze presenti nel gruppo dei bambini. Il progetto steso precedentemente viene adattato ad ogni singolo gruppo e bambino;

  • Una verifica in itinere sia del gruppo classe, che di ogni bambino, per calibrare il progetto curricolare a seconda delle necessità e bisogni che si manifestano;

  • Una verifica finale: ha in oggetto le competenze acquisite dal gruppo dei bambini alla fine dell’anno educativo, in particolar modo rispetto alla autonomia, alla socializzazione e al senso di sé (identità).

Modalità e strumenti di documentazione e verifica
Il team educativo si avvarrà di una serie di strumenti di documentazione che serviranno sia alle educatrici per riflettere ed eventualmente rimodulare le programmazioni o le fasi del progetto, sia alle famiglie per rendersi consapevoli delle attività svolte all’interno del Centro, per osservare i comportamenti dei bambini fuori con il gruppo dei pari e con altre figure adulte.
Documentare rende visibile e trasparente la vita del servizio, perché non significa solo informare, ma comunicare attraverso parole ed immagini, ciò che accade dentro al Centro. Essa è una raccolta ragionata, sistematica, concordata di materiale di tipo grafico, fotografico, multimediale, che visualizza e comunica il percorso pedagogico e le scelte educative– didattiche.
Gli strumenti utilizzati sono:

  • raccolta delle attività grafico – pittoriche e plastico – costruttive;

  • il cestino delle memorie che documenta, ricorda e raccoglie i “doni” che i bambini preparano per i genitori in occasione di alcune feste: Natale, Pasqua, ecc.;

  • il libro che documenta il progetto educativo–didattico annuale: ogni bambino realizza il proprio libro che viene consegnato alla fine dell’anno ai genitori;

  • le foto: tutte le foto vengono inserite all’interno del libro, realizzando cd sulle attività svolte durante tutto l’anno;

  • la bacheca delle attività, strumento di comunicazione quotidiana delle attività svolte legate al progetto educativo annuale e non.

Grazie a questi strumenti la famiglia è messa in grado di utilizzare e partecipare meglio alla vita del servizio. Per questo motivo riteniamo che le verifiche non costituiscano un punto finale della programmazione educativa, ma piuttosto si pongono quale premessa imprescindibile di una programmazione educativa autorinnovatasi.

  • verifica dell’efficacia, intesa come valutazione del grado di rispondenza del progetto educativo, agli obiettivi prefissati e ai bisogni dell’utenza, valutabile sulla base dei cambiamenti in positivo che ciò può aver provocato;

  • verifica della qualità erogata, intesa come utilizzo all’interno del progetto educativo delle risorse che gravitano intorno al servizio (famiglie, azienda, amministrazioni, istituzioni);

  • verifica della qualità percepita dagli utenti del servizio: in questo caso non si raccolgono dati oggettivi ma soggettivi, impressioni, atteggiamenti, percezioni, vissuti ed aspettative.

In merito agli strumenti utilizzati per valutare il livello di qualità del servizio, sono state predisposte le seguenti schede:

  • SCHEDA DI INSERIMENTO o ANAMNESTICA: compilata dai genitori dei bambini, che sarà consegnata nel colloquio prima dell’inserimento. Le schede, oltre ai dati anagrafici del bambino e dei genitori, conterranno tutte le notizie importanti per permettere alle educatrici di avere un primo quadro generale del bambino (caratteristiche, abitudini, modalità di gioco, di comunicazione);

  • SCHEDA DI VALUTAZIONE: somministrazione semestrale (a circa quattro mesi dall’inserimento e a circa un mese dalla fine dell’anno scolastico) alle famiglie frequentanti il centro. In questo caso sarà valutato il livello di qualità percepita del servizio, sia rispetto all’organizzazione tecnica e gestionale sia nei riguardi della programmazione educativa e alle proposte di attività;

  • SCHEDA PER I GENITORI: che sarà a disposizione delle famiglie all’ingresso del centro e che potrà essere utilizzata per indicazioni, proposte, critiche, suggerimenti. Le schede saranno poi elaborate dal gruppo degli operatori e tenute in considerazione per rimodulare la progettazione educativa e l’organizzazione del servizio.

La professionalità del personale
La crescita e l’arricchimento della professionalità degli educatori, in relazione anche alle trasformazioni e innovazioni in atto, si concretizza attraverso le varie iniziative di formazione tra le quali l’aggiornamento. Il personale partecipa a corsi di formazione, sulle tematiche della prima infanzia, promossi sia dalle istituzioni pubbliche che private a livello regionale e nazionale.
Oltre ai corsi di formazione, riteniamo che anche il momento di equipe sia indispensabile come momento di confronto e elaborazione; la risultante di tale percorso è la definizione di una “identità professionale” del personale, identità che può essere costruita appunto solo attraverso l’integrazione di saperi diversi, lo scambio di idee e punti di vista, la collaborazione reciproca, la discussione costruttiva, il confronto tra metodi educativi diversi.
Mensilmente e più precisamente ogni primo lunedì del mese, dalle 16.30 alle 19.30, il personale educativo s’incontra per la programmazione con la pedagogista di riferimento.
Per gli aspetti più specifici, relativi all’organizzazione si fanno partecipe degli incontri anche il personale ausiliario e la cuoca, che a loro volta a tenuto a seguire corsi di aggiornamento su tematiche inerenti alla loro funzione.

Il personale del Nido
L’educatrice è la persona che vive quotidianamente a fianco del bambino: lo accudisce, lo coccola e lo stimola a raggiungere gli obiettivi previsti in relazione all’età e alla programmazione. I bambini hanno bisogno della presenza di una persona preparata e sensibile che possa essere punto di riferimento continuo e sicuro. L’educatrice struttura gli spazi ed organizza le attività quotidiane della sezione in un dialogo con tutte le figure che compongono l’ambiente sociale in cui vivono.
Le due titolari, Cristina e Emma si occupano della gestione e dell’organizzazione del Centro. Coordinano le attività e garantiscono la funzionalità del servizio e la realizzazione del programma. Garantiscono i collegamenti e i rapporti con le famiglie e con il territorio.
All’interno del Nido il personale è così ripartito:

  • Dott.ssa Luigina  Boschiero, Pedagogista, consulente esterna alla struttura. 

  • Carbonetti Emma, titolare, svolge ruolo amministrativo, si occupa della jmjconduzione di alcuni laboratori tematici con i bambini e affianca Giada Brieda nella gestione del gruppo dei più grandi.

  • Spinato Silvia e Brieda Giada sono educatrici, titolari di sezione.

  • Pessot Silva è la cuoca che svolge mansioni di preparazione alimenti e cura dell’ambiente.

Consulente esterno alla struttura, il pediatra si occupa dello stato di salute dei piccoli effettuando, su richiesta, visite presso il Centro. La sua presenza viene comunicata attraverso avvisi esposti in bacheca.
Gli orari del personale sono funzionali ai diversi fattori educativi significativi:

  • garantire la maggiore presenza nel momento dell’accoglienza;

  • compresenza per incrementare le attività d’intersezione;

  • rendere possibili l’impiego delle educatrici anche in previsione delle presenze di bambini diversamente abili che possono richiedere un rapporto educativo uno a uno.

Tutto il personale presente è in possesso dei requisiti formativi richiesti per il suo ambito di lavoro.